Non tutti i peeling sono uguali

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In inglese “to peel” significa “spelare, esfoliare” ed è questo il ruolo principale del Peeling Chimico: creare una lisi dei legami inter-cellulari per produrre un rinnovo dello strato superficiale della cute.

Storicamente definivamo i Peeling in base alla profondità d’azione e sulla capacità o meno di superare la membrana basale della cute. Si distinguevano infatti peeling superficiali, medi e profondi.

Tuttavia negli anni ci sono state rapide ed importanti evoluzioni tecnologiche in Medicina Estetica che hanno praticamente declassato il ruolo dei p.profondi e limitato i p.medi al solo trattamento delle macchie circoscritte di piccole dimensioni.

Attualmente i peeling più usati sono quelli superficiali, non invasivi e con effetti ben controllabili e riproducibili. Si tratta di acidi “deboli”, spesso di derivazione vegetale, con azione rivitalizzante, levigante, seboregolatrice, antiacne e schiarente.

Io sono solito suddividerli in “classici” e “nano-strutturati”. I primi sono in formula liquida, da stendere con pennellino, spesso forniti come medical-device o come galenico. I secondi sono quelli che preferisco: si tratta di peeling in Gel ed elaborati in nano-tecnologia per “caricare” le molecole di acido su particelle piccolissime che permettono di arrivare nello strato cutaneo corretto in tutta sicurezza ed esplicare la loro azione in modo preciso e senza rischi.

Il periodo autunnale/invernale è il migliore per sfruttare appieno l’efficacia di questa terapia e i NanoPeel della SeventyBG sono i migliori

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